Download e-book for kindle: Apologia dell'ateismo by Giuseppe Rensi

By Giuseppe Rensi

«L’ateismo è una religione; perché l’essenza di questa sta nel preoccuparsi della realtà ultima. in line with molto pace Dio fu un possibile. Cioè una specie d’uomo consistent with quanto superiore, una forma personale in line with quanto eccelsa, una cosa, insomma, according to quanto immensa e strapotente, suscettibile di manifestarsi nello spazio e nel pace. Così stava l. a. cosa, according to esempio, nel mondo omerico o biblico, dove Dio appare, si manifesta. Così, forse, in line with il pensiero comune. Ma il pensiero filosofico, s’accorse ben presto che quello non period Dio. Gli tolse così ogni limitazione, lo fece divenire eterno, immutabile e onnipresente, cioè lo collocò fuori dello spazio e del pace; con una parola sola, lo fece diventare infinito. Ma con ciò gli tolse tutti i caratteri dell’Essere. Veramente, come ci rappresenta Nietzsche, Dio è morto consistent with le sue contraddizioni».

Certamente l’Apologia dell’ateismo è un saggio pienamente filosofico. Ma come negare che los angeles compromissione dell’individuo nella sua chiara ricerca della Verità, consistent with Rensi, non corrisponda anche a una missione laica, a una critica feroce al sistema unitario e assoluto propugnato dallo Stato etico e fascista.
Questa edizione è stata corretta dei refusi presenti nel testo originale e completata con alcune notice e un inedito Indice dei nomi citati in line with un utile approfondimento del testo.

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Fu Rensi a rivolgersi all’editore Formiggini affinché il libro fosse pubblicato nella collana delle «Apologie delle religioni». Con questa proposta, accettata malgrado alcune iniziali perplessità, si veniva a connotare anche editorialmente quella che era la tesi di fondo «non poco originale» del suo «robusto» trattatello: l’affermazione dell’ateismo quale espressione di religiosità; anzi, la celebrazione dell’ateismo in quanto «più alta e più pura di tutte le religioni». Certo, nelle circostanze storicopolitiche di quegli anni, che avevano portato il Ministro dell’Educazione, il filosofo Giovanni Gentile, a reintrodurre nel ’23 l’insegnamento religioso cattolico obbligatorio e che porteranno di lì a qualche anno con i Patti Lateranensi, stretti fra il regime e il Vaticano, alla religione politica di regime, questa rivendicazione assumeva un evidente significato transpolitico, un timbro dissonante, se non di aperta provocazione.

Tutto questo è manifestamente pazzesco. Quando si afferma che solo per noi vale la definizione del corpo come ciò che è esteso nello spazio e che potrebbero esistere corpi d’altra natura che non fossero estesi, o che solo per noi vale il concetto di solido come il corpo che non si può penetrare senza resistenza e che potrebbero esistere solidi d’altra natura in cui ciò non si avveri – si pronunciano affermazioni manicomiali. Perché «corpo è ciò che è esteso nello spazio», è (come si dice nella scuola) un giudizio analitico, in cui il predicato è già contenuto nel soggetto, si ricava da questo semplicemente guardando nel concetto di esso, dice la stessa cosa che dice il soggetto e nulla più.

Ma ciò non è tutto. Quel che fu detto sin qui significa: non può esistere se non ciò che ha le forme del pensiero. Ma la preposizione non è suscettibile di conversione. Non ne deriva cioè che si possa dire che le forme del pensiero bastino da sole a far essere alcunché. Esse sono semplici forme, stabiliscono cioè semplicemente la forma in cui qualunque cosa esista, se esiste, deve esistere. Ma di per sé non dicono affatto se o che alcunché esista, non fanno di per sé esistere alcunché. Vero è che il pensiero può essere tentato di foggiarsi delle costruzioni in aria, puramente immaginate (entia rationis) e, poiché anch’esse posseggono quelle forme concettuali fondamentali, di ritenerle cose veramente esistenti.

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